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Il ruolo fisiologico della vitamina D.

La vitamina D è indispensabile per il metabolismo del calcio e del fosforo, la mineralizzazione ossea e l’assimilazione di vitamina A e la sua carenza causa rachitismo, osteomalacia e osteoporosi; suoi recettori si trovano anche in altri distretti anatomo-funzionali e ne mediano i numerosi effetti extra-scheletrici.  Con diversi livelli di evidenza scientifica sappiamo, tra l’altro, che essa: favorisce la contrazione e il trofismo muscolare, contrasta il diabete e la sindrome metabolica, stimola il sistema immunitario diminuendo l’incidenza di infezioni e di alcune malattie auto-immuni della pelle, è un fattore di protezione cardio-vascolare e sembrerebbe collegata a un minore rischio di sviluppare certi tipi di neoplasie.

Il VNR negli adulti è 200 UI ricavabile dai precursori dietetici inattivi e con l’esposizione diretta alla luce solare che nella pelle trasforma il 7-deidrocolesterolo in D3. Il valore attualmente raccomandato è considerato troppo basso da ampia parte della comunità scientifica tant’è vero che la dose massima giornaliera consentita negli integratori è stata portata, l’anno scorso, da 25 a 50 µg. Anche in un Paese mediterraneo come l’Italia si stima, infatti, che d’inverno grandi percentuali di popolazione sana, specialmente nelle aree del Nord con meno irradiazione solare, siano a rischio d’ipovitaminosi D. Secondo le linee guida Siomms gli adulti dovrebbero assumere 1.500-2.300 UI al giorno di vitamina D e l’integrazione nutrizionale è fortemente raccomandata, d’inverno, soprattutto nei  bambini, negli anziani, nei vegani e vegetariani (in questi soggetti il rischio è moltiplicato).